Rete al femminile di Pisa: la forza del networking in un open day

rete al femminile di PisaDa circa un anno Angela ed io siamo entrate a far parte della Rete al femminile di Pisa, un network di donne che lavorano in proprio come imprenditrici o libere professioniste.

Questa collaborazione, oltre ad essere fruttuosa dal punto di vista professionale, ci ha arricchito molto anche dal punto di vista umano. Ad oggi la Rete al femminile di Pisa conta circa quaranta iscritte e il confronto attivo con professionalità diverse non può che essere stimolante.

Ognuna di noi deve affrontare quotidianamente i pro e i contro di avere un business da mandare avanti, districarsi con la burocrazia e le scadenze fiscali, conciliare il lavoro e la vita privata, imparare gestire lo stress e a trovare motivazioni forti, ecc. Poter condividere le proprie esperienze emotive e i propri progetti lavorativi con qualcuno in grado di comprendere il tuo vissuto quotidiano non è certo una cosa da poco!

La Rete al femmile di Pisa  è stato questo per noi, e molto altro ancora. Per questo motivo, tutte insieme, abbiamo deciso di aprirci alla città di Pisa attraverso un open day che si terrà questo sabato 20 giugno alla Stazione Leopolda di Pisa.

Come festeggiano il Natale i traduttori o i freelance? Ecco 4 tipi di reazioni comuni

Buon Natale da Help Traduzioni - Studio di traduzioni e comunicazione web a Pisa

Come festeggiano il Natale i traduttori o i freelance? Dipende. Imprese, startup e liberi professionisti festeggiano il Natale, così come ogni altra data “rossa” del calendario, in maniera variabile.

In genere si lavora a oltranza e le feste diventano solo un vago miraggio. Ovviamente, sai che ci sono e vorresti terminare il tuo lavoro quanto prima per potertele godere, ma dopo le ultime consegne, ti accorgi che hai altre incombenze in sospeso (contabilità, newsletter di auguri a colleghi e clienti, nuovi ordini per il 2015, ecc.) e alla fine, di fatto, riesci a rilassarti solo quando in realtà le feste sono quasi già passate. inglese-traduzione

In altri casi, invece, decidi coraggiosamente di mandare tutto al diavolo: ti organizzi per tempo, avvisi tutti quanti, imposti una mail automatica (di quelle in autoresponder, per intenderci) e prenoti un bel viaggio. Avventura, svago e un’ottima occasione per praticare una lingua straniera. Questo, credo, è il Natale più ambito.

Un’altra opzione è quella di trascorrere il Natale in famiglia, ritagliandosi un momento di felicità e relax completo. Niente smartphone, computer o posta elettronica, solo calore umano.

L’internazionalizzazione parte dalla reception: lingue straniere, siti web e social media per hotel

Intervista a Martina Barigliano del San Ranieri Hotel di Pisa

Per la nostra rubrica dedicata al mondo del lavoro, in particolare alle professioni e ai settori coinvolti nell’uso delle lingue straniere, abbiamo deciso di intervistare la giovane Martina Barigliano, responsabile marketing dell’hotel San Ranieri di Pisa. Abbiamo ascoltato con interesse la sua storia, i suoi consigli e il suo punto di vista e per questo condividiamo volentieri i contenuti del nostro incontro qui sul blog di Help Traduzioni. Buona lettura!

Ciao Martina, come prima domanda ti chiediamo di presentarti brevemente. Chi sei e di cosa ti occupi al San Ranieri Hotel?

Ciao a tutti. Sì, mi chiamo Martina Barigliano e sono la responsabile marketing dell’hotel San Ranieri di Pisa, ovvero mi occupo di cercare nuovi clienti per l’hotel, coordinando il marketing e la comunicazione sia in riferimento al target turistico, a livello nazionale e non, sia per il settore dei meeting, dato che qui in hotel abbiamo due ampie sale meeting.

L’inglese per il lavoro: perché non occorre essere perfetti. Sapere, saper fare e saper essere

keep-calm-and-trust-me-i-m-a-linguist-3di Daniela Corrado

In una società e in un mercato sempre più globalizzati e multiculturali, parlare dell’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere può sembrare quasi una banalità. Eppure non lo è. I know, come incipit è un po’ debole, ma se avete la pazienza di continuare a leggere, vi accorgerete che questo non è il solito post.

In Italia l’insegnamento dell’inglese nella scuola è previsto a partire dai 6 anni, ma in altri paesi europei l’apprendimento di una seconda lingua (L2) è proposto già nel prescolare.

Si tratta di una scelta politica e culturale precisa. La televisione ci dice che “di Europa si deve parlare”, ed è vero. Aggiungerei che, per parlare di Europa, occorrerebbe conoscere le lingue europee, e quindi investire concretamente nel loro apprendimento e nella promozione dell’italiano all’estero.

È di oggi, ad esempio, la notizia che l’Università di Pisa è entrata a far parte del Consiglio europeo per le lingue (CEL). Ma quanti di noi sanno cos’è il CEL e di cosa si occupa?

Spesso si sente dire che c’è uno “scollamento” tra la scuola, l’università, le istituzioni e il mondo del lavoro. Secondo me lo scollamento non avviene al termine degli studi, ma è già presente nella fase di apprendimento; ovvero quando lo studente non capisce il valore concreto delle nozioni che sta imparando e quale possa essere il loro utilizzo pratico.

Se nelle grandi università americane e inglesi è possibile, se si vuole, studiare la fotografia; qui in Italia la fotografia è solo un hobby.
Se la fisica appresa in laboratorio ci svela come funziona il mondo e l’universo, insegnata in aula è solo un mucchio di pagine piene di formule da imparare a memoria.
Se l’inglese è un dialogo letto su un libro, o un gap da riempire per terminare correttamente un esercizio, è solo una lingua morta.

Anch’io ho studiato l’inglese principalmente a scuola e in università, ma entrata nel mondo del lavoro ho capito che tutto ciò che avevo imparato dovevo in qualche modo dimenticarlo: smettere di preoccuparmi della grammatica, delle regole, della sintassi, della morfologia , ecc. e occuparmi di “comunicare”.
Il mio italiano non è sempre perfetto, non vedo perché debba esserlo il mio inglese.

Con questo non voglio dire che la grammatica e le regole non siano importanti, anche perché non corrisponderebbe al vero. Nelle traduzioni, e più in generale nella produzione di testi scritti, la correttezza, l’accuratezza e la precisione sono ovviamente qualità essenziali da cui non si può prescindere. Ma la mia provocazione mira a stimolare una riflessione concreta sui metodi di studio delle lingue straniere, così come di ogni altra disciplina scolastica, e sull’uso che nella vita, nella politica e nel lavoro si fa di ciò che si è imparato sui banchi di scuola.

Una grande lezione, in questo senso, l’ho appresa alle scuole medie grazie alla mia pen friend Annah, nata e cresciuta nelle campagne del Sussex. Ci scrivevamo lunghe lettere in inglese: le sue piene di errori grammaticali e le mie ovviamente perfette (corrette dalla maestra).
Dopo alcuni mesi tristemente, o almeno per me fu un triste evento, il carteggio si interruppe. Le mie lettere, per Annah, erano “so boring” (talmente noiose).

All’università ho ripreso alcune di quelle lettere. Rileggendole ho capito subito quanto fantastiche fossero le sue e quanto, al contrario, ingessate, impostate e perfette (in poche parole “so boring”) fossero le mie.
Se oggi Annah fosse stata un mio cliente o un contratto, sarebbe stata un cliente o un contratto perso.

Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo: ecco perché oltre a “sapere”, è altrettanto importante “saper fare” e “saper essere”.

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