Quanto conta lo stile nelle traduzioni?

quanto conta lo stile nelle traduzioni

Ci sono domande facili, almeno in apparenza. Ecco, questa (sullo stile intendo) non è una di quelle.

Definire uno stile è già di per sé complicato. Spesso siamo in grado di riconoscere stili diversi, percepiamo l’importanza di averne uno e il valore innegabile che lo stile è in grado di dare alla qualità estetica finale di un prodotto.

Eppure l’essenza di ciò che è o fa stile resta imprecisata. Alla fine dei conti, quanto conta lo stile nella buona riuscita di una traduzione? E, soprattutto, cosa c’entra lo stile con le traduzioni?

Quanto conta lo stile nelle traduzioni?

Le “questioni di stile” riguardano ahimè anche le traduzioni (così come i testi scritti in generale).

Ci sono testi in cui lo stile davvero scarseggia, altri in cui è troppo ricco e complesso o altri ancora in cui struttura, tono e registro creano un’armonia tale da riuscire a definire qualcosa di davvero speciale e ben fatto.

A questo punto, si potrebbe chiudere la questione affermando che se il traduttore è in grado di rispettare lo stile di partenza del testo la traduzione sarà senz’altro buona.

Può sembrare bizzarro (e in effetti a pensarci bene lo è davvero) ma per la buona riuscita di una traduzione non sempre è necessario rispettare lo stile di partenza di un testo.

Ecco perché a volte le traduzioni sono testi migliori degli originali (e perché le traduzioni automatiche sono sempre imperfette!) 😀

Una traduttrice negli anni ’30: Lucia Morpurgo Rodocanachi

Lucia Rodocanachi - traduttrice negli anni '30
Foto da www.oblique.it

Sono gli anni ’30. In Italia, il dibattito sulla traduzione della letteratura straniera è molto acceso e si colora di implicazioni ideologiche e politiche sotto il Fascismo. Sono gli anni in cui nasce in Italia l’industria delle traduzioni e il compenso di un traduttore è 1000 lire (cifra guadagnata da Pavese per la traduzione di Moby Dick l’anno precedente).

L’Italia traduce più opere straniere di qualsiasi altro paese; al contrario, sono pochissimi gli autori italiani tradotti all’estero. Sono gli anni in cui l’esterofilia è ancora tollerata ma comincia a non essere ben vista dal regime. L’uso di anglicismi, francesismi e germanismi comincia ad essere criticato e viene definito “incosciente servilismo“. Il divieto dell’uso di parole straniere diventerà legge nel 1940.

Cosa significava essere una traduttrice negli anni ’30? Questa lettera è l’inizio della storia della “gentile signora” delle traduzioni.

Se dico Russia, cosa ti viene in mente? La cultura russa raccontata da una madrelingua russa che vive in Italia

Traduttrice madrelingua russa parla della cultura russa sul blog Help TraduzioniCosa conosciamo davvero sulla cultura russa? Tra stereotipi e verità c’è sempre una distanza enorme. Ad esempio, se dico Russia, cosa ti viene in mente? Dopo aver preso come cavie amici e conoscenti, le risposte più gettonate che ho ottenuto sono state: Putin, sanzioni, Ucraina, Cremlino, vodka, freddo e belle donne. Ma la Russia è davvero solo questo? Per avvicinarmi meglio alla cultura russa e al russo, ho pensato di chiedere aiuto all’amica e collega traduttrice Nataliya Valentyr; che, in questa intervista, ci racconta la cultura russa (e la lingua russa), da un punto di vista italiano (ed europeo)…

Come si gestisce un progetto di traduzione? [Infografica]

Ogni progetto di traduzione è articolato in varie fasi. Si tratta di passaggi importanti che garantiscono la riuscita generale del progetto e la qualità della traduzione.

Molto spesso questi passaggi avvengono un po’ in sordina: gran parte di essi, infatti, rientra in ciò che normalmente è considerato dal cliente un “requisito implicito”, ovvero una procedura standard inclusa nel servizio.

Eppure, in aggiunta all’esperienza e alla professionalità del traduttore, ciò che contribuisce alla qualità della traduzione è l’insieme dei passi che caratterizzano l’intero processo. Ecco perché spesso si parla di servizi di traduzione.

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