Pagine social professionali: mini guida for dummies

gestire-pagine-social-professionali Chi apre (o non apre) account e pagine social professionali spesso dice di non avere il tempo di gestirli.

In questo articolo ti mostrerò come per gestire un account o una pagina professionale serva meno di un’ora al giorno.

Gestire account e pagine social è un’attività utile e divertente: ti permette di aggiornarti su eventi e notizie del tuo settore professionale, conoscere colleghi, amici, potenziali clienti e farti pubblicità on line in maniera del tutto gratuita!

Come faccio a impostare un account professionale? Quanto tempo porta via la gestione di account e pagine social? Come faccio a occuparmene al meglio?

Bisogna organizzare le idee. Vediamo insieme in questa mini guida quali sono gli step fondamentali per iniziare!

 

Come faccio a gestire le mie pagine social?

Per gestire le tue pagine social devi semplicemente:

  1. Selezionare, redigere e pubblicare contenuti che siano in linea con la tua attività (almeno una volta al giorno)
  2. Curare l’aspetto grafico (cover, foto profilo e foto di prodotti devono essere sempre appropriate e professionali)
  3. Tenere d’occhio i commenti e rispondere

Come vedi non è difficile. Proviamo a metterlo in pratica insieme 😉

Scrivere il curriculum vitae: qualche consiglio

Come-scrivere-un-curriculum

di Daniela Corrado

Scrivere il curriculum non è un’operazione semplice: c’è chi ha la tendenza a scrivere troppo poco e chi invece racconta ogni più piccolo dettaglio della propria esistenza.

Ecco -fatevelo dire- così non va! Cerchiamo di capirne insieme il perché.

Scrivere il curriculum: alcuni errori

L’ispirazione per la scrittura di un post sull’argomento è arrivata dopo aver letto l’articolo della giovane traduttrice Tereza Létalová, pubblicato sul suo sito web personale Translation Garden (che devo dire è semplice e molto ben fatto!).

Nonostante la poca esperienza, Tereza elenca 10 valide ragioni per cui i curriculum vitae vengono spesso respinti da chi deve operare una selezione. Oltre ad alcuni classici sbagli che si commettono nello scrivere il curriculum (lunghezza eccessiva, errori ortografici o tipografici nella lettera di presentazione, ecc.) compaiono due “errori”  che secondo me è importante evitare:

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  • Allegare il curriculum senza inserire una lettera di presentazione nel corpo della email (ATTENZIONE! Inserire in allegato la cover letter non vale!)
  • Non rispettare il canale di selezione proposto dall’agenzia o dal recruiter

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Nel primo caso, è importante accompagnare il curriculum che state per inviare con poche righe (un altro errore piuttosto frequente è quello di scrivere una cover letter di oltre 20 righe); perché la lettera di presentazione, come dice il suo stesso nome, equivale ad una vera e propria “presentazione”, e tutti sanno quanto conta la prima impressione.

Il consiglio, in questo caso, è di scrivere in maniera fluida e sintetica le ragioni dell’invio del vostro curriculum. “Presentazione”, infatti, non significa necessariamente dire tutto di sé. In altre parole, non serve scrivere il curriculum e la lettera di presentazione inserendo molti dettagli.

Non so voi, ma di solito quando incontro una persona, stringendole la mano per la prima volta, non sto a dirle: “Piacere, sono Daniela Corrado. Come può vedere lei stesso ho i capelli chiari e gli occhi verdi. Mi piace leggere, andare al cinema e fare sport. Amo anche gli animali. Spero pertanto che potrebbe prendere in considerazione la possibilità di andare d’accordo…”

Inviare una lettera di presentazione contenente un’esposizione chilometrica del percorso di studi, delle certificazioni e delle esperienze professionali, anche piccole, ha più o meno lo stesso effetto della pseudo-orripilante conversazione sopra citata.

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Prima impressione prodotta: decisamente negativa.

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Rileggere più volte la cover letter (la chiamo così, tanto ormai va di moda), perché no, anche ad alta voce, è importante. Mai inviare prima di aver riletto tutto attentamente. Il contenuto deve risultare piacevole, interessante e spingere chi lo riceve ad aprire l’allegato e dare un’occhiata al vostro CV.

Scrivere il curriculum: chi lo leggerà?

Il secondo punto, ovvero “rispettare il canale di selezione” è fondamentale perché bisogna capire che se, da un lato, ci siete voi alla ricerca di lavoro, dall’altra, c’è un interlocutore che ha bisogno di nuove professionalità in grado di poterlo supportare. Chi assume, di solito, non lo fa perché ha soldi in più da spendere, ma perché è oberato, forse anche sotto pressione, e ha la necessità di trovare qualcuno a cui delegare parte delle sue mansioni. Per cui, se in un annuncio viene richiesto di inviare la candidatura via email, ogni altro canale di invio del CV è sconsigliato, in quanto aumenta il carico di lavoro dell’interlocutore in questione; che, se non dispone di personale da adibire esclusivamente al recruiting, rischia di impazzire nel rispondere e valutare ogni email, e si limiterà semplicemente a cestinare il vostro curriculum, non per cattiveria, ma per sopravvivenza!

Ad esempio, nel caso di una nostra recente selezione per un collaboratore madrelingua inglese, in molti hanno inviato il curriculum via Proz; eppure l’annuncio specificava chiaramente di inviare le informazioni richieste per email.

Conclusione: pur avendo preso in considerazione alcuni dei primi curriculum arrivati attraverso questo canale non richiesto, alla fine ci siamo visti costretti a non considerare le candidature pervenute in questa maniera. Ci è dispiaciuto, perché chissà quanti traduttori in gamba avrebbero avuto una chance spulciando meglio fra quei curriculum non letti, ma purtroppo il tempo a nostra disposizione per la selezione era limitato. L’obiettivo era trovare forza lavoro in più, non togliere tempo ed energia alle tante attività che già avevamo da svolgere. Quindi ci è sembrato corretto privilegiare chi, nel rispondere all’annuncio, si è attenuto alle regole da noi specificate. Perché? Ha avuto attenzione nei nostri riguardi.

Il consiglio finale che mi sento di dare è di leggere gli spunti autorevoli sull’argomento presenti nel web. Il blog Want Words della traduttrice polacca Marta Stelmaszak (da cui è possibile scaricare gratis un ebook con consigli pratici per la compilazione del CV per traduttori) è un esempio. Ovviamente bisogna tener presente che i consigli, anche quelli dati dai professionisti, vanno sempre contestualizzati; e pertanto, nel caso della Stelmaszak, adattati al mercato italiano.

Per consulenze, informazioni o chiarimenti potete sempre scriverci all’indirizzo email helptraduzioni@ymail.com, contattarci attraverso il form che trovate nella pagina Contact us, o scriverci su Facebook. Buon CV!

Richiesta preventivo: un passaggio delicato ma essenziale

HelpTraduzioni-richiesta-preventivo

diDaniela Corrado

Questo post è dedicato a un argomento che può sembrare in prima analisi banale, ma che non è certo da sottovalutare per chi svolge un lavoro da freelance: mi riferisco alla scrittura del preventivo.

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Giorni fa mi lamentavo su Facebook della richiesta di preventivi per le traduzioni senza dar modo al traduttore di visionare il testo. Ecco, il preventivo, a mio parere, è un passo importante nell’acquisizione del cliente. Attraverso la precisione e la correttezza del preventivo il freelance riesce a parlare di sé, presentare il lavoro che andrà a fare, ritagliare una tariffa “su misura” che meglio si adatti alle esigenze del cliente e, soprattutto, stabilire un primo importante contatto basato sulla professionalità e la fiducia.

Impostare sin dal primo momento una buona comunicazione, ascoltare le esigenze del cliente e ideare un preventivo che soddisfi a pieno sia il professionista, sia chi necessiti di una prestazione professionale è dunque un passaggio delicato ma essenziale.

Perché ho usato il termine “delicato”? Perché l’idea che il cliente si fa di noi, della nostra professionalità e del nostro lavoro passa obbligatoriamente da lì. Se il preventivo non va bene e non soddisfa le aspettative di chi lo riceve, ovviamente la comunicazione si chiude e il lavoro è perso.

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Apro una piccola parentesi: nonostante l’importanza di ascoltare e la buona volontà di realizzare una richiesta siano in cima alla lista delle priorità, bisogna tuttavia ammettere che chi scrive o chiama per ricevere un servizio non sempre ha piena coscienza di ciò che è davvero più adatto al suo scopo, e quasi sempre occorrono le domande “giuste” da parte del professionista per capire come poter pienamente soddisfare le sue necessità:

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Una volta, ad esempio, all’inizio della mia carriera di traduttrice, mi capitò un cliente che necessitava di una traduzione del curriculum, e fin qui nulla di strano. Nella mia ingenuità di traduttrice alle prime armi non mi venne in mente di chiedere al cliente se il curriculum fosse destinato a più aziende con l’obiettivo di ricercare un impiego al di fuori dell’Italia, ad un’azienda specifica con sede in una località determinata, o per la partecipazione ad un bando. Il risultato fu che io lo tradussi in British English per poi vederlo pubblicato sul web in un inglese che, in realtà, era una via di mezzo tra l’American e il British! Una cosa inguardabile, vi giuro. Probabilmente il cliente aveva bisogno di una traduzione in American English, ma aveva omesso di dirmelo (e io di chiederlo) e così, nel tentativo di adattare ciò che io gli avevo consegnato, e che certamente a lui sembrava un po’ troppo pieno di “s” dove invece era sempre stato abituato a vedere delle “z”, decise di fare da sé e modificare la traduzione…

È un esempio banale, ma vi giuro che ci misi del tempo per capire cosa fosse successo, per quale ragione la mia traduzione fosse stata così storpiata, e soprattutto ricordo che con sollievo pensai: “Per fortuna non c’è il mio nome scritto lì sotto…

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Per cui, nella prima comunicazione scritta o telefonica, ancor prima di buttare giù la vostra proposta di preventivo, è importante capire bene cosa “serve”, e non tanto cosa “vuole” chi sta dall’altra parte.

Detto questo, l’abitudine di fare preventivi senza vedere il testo che si andrà a tradurre per me è fuori da ogni logica. Probabilmente è un mio limite, non so. Posso informare il cliente delle mie tariffe in maniera generica, questo sì, ma non posso di certo dirgli quanto esattamente andrà a spendere senza vedere la base del lavoro. Per cercare di spiegare questo mio punto di vista ai clienti, che quasi mai capiscono questa cosa e vogliono sempre semplicemente “avere un prezzo” (possibilmente basso), uso spesso la metafora che io chiamo del “muratore”:

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Se un cliente necessita della ristrutturazione di un appartamento che ha acquistato, il muratore, o chi si occuperà della ristrutturazione, fissa con lui un appuntamento per visionare la proprietà. Sulla base delle richieste del cliente, il budget, la struttura della casa e le misure prese, si andrà poi a proporre un preventivo ritagliato apposta per quel cliente e quella proprietà. Per le traduzioni (ma anche per la creazione di un sito internet, un progetto di grafica, la scrittura di un articolo o una campagna di web marketing)  è esattamente lo stesso procedimento. Non basta avere una richiesta generica per esprimere con precisione una proposta di compenso, occorre poter vedere la struttura e la base del lavoro.

Dal momento che il preventivo è l’accordo iniziale su cui si baseranno non solo i rapporti con il cliente, ma anche i potenziali lavori futuri, è importante tenere aperte le orecchie e le idee per sfruttare questo strumento nel modo più efficace e proficuo per noi e per chi ci contatta. Appena ho un po’ di tempo cercherò di scrivere qualcosa di più specifico, un po’ di tips, su come redigere un preventivo

Cms: come creare un sito web senza conoscere la programmazione

Help Traduzioni, Pisa - Creare un sito con Cms, quale scegliere?Questo post è rivolto a chiunque abbia necessità di aggiornare i contenuti delle proprie pagine web con frequenza, oppure a chi voglia creare un sito web o un blog con un minimo investimento economico iniziale.

La soluzione ottimale che ci permette di creare un sito web senza conoscere la programmazione, e quindi senza avere a che fare con codici e linguaggi come l’HTML è il Cms.

Vediamo insieme che cos’è un Cms e come funziona.

Il termine Cms sta per Content management system, in altre parole un Cms è un software che ci consente di gestire i contenuti (testi, documenti, immagini, ecc.) in maniera flessibile, semplice e dinamica.

Vantaggi di un Cms


  • semplicità nella progettazione (i template sono preimpostati e facilmente personalizzabili)
  • facilità dell’aggiornamento (l’inserimento dei contenuti avviene tramite un editor di testo del tutto simile a word)
  • economicità (gli unici costi sono l’hosting e la registrazione del dominio)
  • possibilità di pubblicazione multiutente
  • adattabilità a diversi tipi di contenuti
  • facilità di integrazione con i social media e posizionamento nei motori di ricerca (ci sono tantissimi plugin, potete sbizzarrirvi!)
  • possibilità di gestire versioni diverse del sito da vari dispositivi (standard, mobile, tablet, cellulari, smartphone) grazie ai template responsive

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Svantaggi di un Cms


  • standardizzazione/poca personalizzazione del design (a meno che non impariate a modificare i CSS, ovvero i fogli di stile)
  • attacchi hacker alla piattaforma che ospita il sito
  • necessità di usare un database managemet system (fanno ovviamente eccezione i Cms text-based)

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Riassumendo i pro e i contro di un Cms…

Stando a quanto scritto qui sopra, il Cms sembra la soluzione a tutti i problemi, dal momento che i vantaggi sembrano superare di gran lunga gli svantaggi.

In effetti, in parte è così, ma la scelta di optare o meno per un Cms dovrebbe tenere conto, in maniera molto seria e ponderata, dell’uso che intendete fare del vostro sito web.

Se il vostro progetto è di darvi al blogging,  creare un e-commerce, dare vita a progetti o portali che prevedano copywriting e/o traduzioni collettive e multiutente, oppure prevede che venga effettuato un frequente aggiornamento e caricamento di contenuti, allora un Cms  può senz’altro rappresentare la soluzione migliore.

Dall’altra parte, se invece avete bisogno di un sito vetrina, magari corredato da elementi grafici altamente personalizzati e con una sezione portfolio clienti, o se già sapete che non avrete il tempo (o la necessità) di aggiornare con frequenza i contenuti del vostro sito web, la scelta di usare un Cms per voi in effetti non ha molto senso.

In altre parole?

In altre parole, un Cms può rivelarsi molto utile per un agente immobiliare che volesse inserire frequentemente sul proprio sito una notevole quantità di annunci, integrandoli con foto o virtual tour delle proprietà che affitta o vende (sempre che non collabori con altre agenzie condividendo il lavoro, perché in quel caso è preferibile una piattaforma ad hoc). Al contrario, sarebbe di poca utilità a un traduttore il cui obiettivo è quello di crearsi un sito vetrina con CV, pubblicazioni, esperienze professionali e quant’altro.

Ciò non vuol dire che sconsiglio l’uso dei Cms ai traduttori e ai freelance (anzi!), ma è importante capire chiaramente fin dall’inizio che se si decide di utilizzare un Cms per renderlo “vivo”, ossia per far sì che i clienti sappiano che ci siete, bisognerà prendersi l’onere di aggiornare il proprio sito web in maniera costante; il che implica anche il saper scrivere bene in italiano e orientare il proprio stile alla scrittura web (ovvero niente post super lunghi, senza immagini e con font impossibili da leggere!). Se non vi piace la scrittura, allora è decisamente meglio cambiare strumento…

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Detto questo, quale Cms scegliere? WordPress, Joomla, Magento, Drupal, vBullettin, PhpBB, AIOCP, Cms Made Simple, Papoo, MonkeyCms, ecc.

Dal momento che mi sono già dilungata fin troppo, mi riprometto di continuare questo discorso in altri post, cercando di operare un confronto e sintetizzare all’osso i vantaggi e le caratteristiche di alcuni dei più famosi Cms. 😉

Se avete domande su questi argomenti, come sapete, potere sempre scriverci a helptraduzioni@ymail.com.

Autore: Daniela Corrado

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