In attesa del Pisa Book Festival: 23-24-25 novembre 2012

di Daniela Corrado

Scusate la lunga assenza, ma purtroppo sia Angela che io siamo state occupatissime con il lavoro e i vari impegni di studio.

Ho chiesto ad Angel di scrivere un post sulla seconda prova scritta del TFA, così da aggiornare quelli di voi che siano interessati all’argomento, e ci sta già lavorando. In attesa dell’articolo di Angela, anch’io sono stata impossibilitata ad aggiornare il blog, tutta presa com’ero dalla mia tesi per il Master in Comunicazione dell’Università di Pisa (che ho discusso martedì).

L’oggetto della mia tesi ha riguardato, in parte, l’attuale situazione dei musei universitari pisani su cui, con altre colleghe del master, pubblicheremo fra non molto un saggio in formato ebook con la casa editrice pisana Siska. E qui arrivo al dunque.

Anche Siska editore, come molte altre case editrici, parteciperà al Pisa Book Festival, un evento che si terrà, ovviamente a Pisa, dal 23 al 25 novembre 2012.

Ve ne parlo perché all’interno di questa fiera che coinvolge un gran numero di case editrici, tutte lì con i loro stand per presentare le loro novità editoriali, ci saranno dei seminari e degli incontri dedicati alla scrittura creativa e alla traduzione.

Vi anticipo, anche se il sito non dà ancora la possibilità di scaricare l’elenco completo dei convegni in programma, che ci saranno illustri ospiti e che la giornata dedicata alla traduzione sarà quella del sabato, 24 novembre. Lo scorso anno, in questa occasione, alcune famose case editrici francesi organizzarono addirittura una giornata di scouting per i traduttori; per cui, se avete un progetto editoriale nel cassetto, è giunto il momento di tirarlo fuori e rispolverarlo per l’occasione!

Essendo qui a Pisa, cercherò di reperire ulteriori informazioni e tenervi aggiornati in tempo reale su tutte le novità.

Intanto, se vi va, date un’occhiata al sito web dell’evento così da farvi un’idea più precisa delle case editrici coinvolte e della struttura del festival.

La donna che tradusse Il giovane Holden

la donna che tradusse Il giovane Holden

“Chissà se i libri cambiano davvero le vite, e figurarsi uno.  Quale libro vi ha cambiato la vita? A lei, già, la vita l’ha cambiata il Giovane Holden, come a molti altri. Solo che a lei l’ha cambiata davvero: non l’ha letto, lo ha tradotto. Che, non fosse stato per Salinger, forse nessuno l’avrebbe tolta dall’ufficio stampa della Società Autostrade, e chissà che altra carriera, che altra vita, che altra città che non questa Roma da cui sta traslocando.”

La donna in questione é Adriana Motti, la donna che tradusse Il giovane Holden di Salinger nel 1961, professionista di grande fama di cui abbiamo scovato un’intervista su Wittgenstein.it.

E’ un articolo che merita di essere letto per varie ragioni: prima di tutto, perché sfata molti cliché legati alla traduzione editoriale; poi perché la donna che tradusse Il giovane Holden era una donna piuttosto decisa, che non aveva paura di esprimersi senza mezzi termini sui temi legati alla traduzione e al mestiere del traduttore. Nel corso dell’intervista ad esempio la traduttrice svela alcune delle difficoltà incontrate nella traduzione del classico americano, a partire dal titolo intraducibile in italiano. L’articolo si inserisce inoltre virtualmente nella polemica originatasi di recente sull’omissione dei nomi dei traduttori nella rubrica domenicale di Alessandro Baricco sul quotidiano “La Repubblica”.

Buona lettura!

Traduzione degli idioms inglesi (parte seconda): modi di dire sui fagioli

traduzione degli idioms inglesiDopo il primo post sulla traduzione degli idioms inglesi, notando che l’argomento ha divertito molti, ho deciso di continuare a curiosare nella “casa degli specchi deformanti”. Perciò, oggi vorrei parlare con voi di fagioli.

Sarà che guardavo da piccola i film western all’italiana di Bud Spencer e Terence Hill, in cui c’erano sempre padelle fumanti di fagioli, tanto invitanti da far venire l’acquolina in bocca… Sarà che mia nonna mi ha cresciuto a pasta e fagioli…   Sono rimasta sorpresa quando ho visto che non ci sono molte espressioni in italiano che contengono fagioli, tranne (almeno per quello che mi risulta) “cadere a fagiolo”, cioè accadere al momento giusto. Al contrario, in inglese ci sono molti detti contenenti le parole bean/beans. E, anche in questo caso, sono piuttosto buffe.

Alcuni esempi di traduzione degli idioms inglesi sui fagioli

Dichiarare “I don’t know beans” significa ammettere di non conoscere nulla di un dato argomento (es. When it comes to football, I don’t know beans = in quanto a calcio, non ne capisco nulla). Stessa connotazione negativa ha l’espressione “it’s not worth a bean”, ossia “non vale niente” o meglio in italiano “non vale un fico secco”. La saggezza popolare italiana controbatte con il proverbio “Riso e fagioli fanno crescere i figlioli”. I fagioli sono un pilastro della nostra cucina tradizionale e hanno portato avanti generazioni di italiani 🙂

Sul fatto che i fagioli siano un cibo povero sono d’accordo anche loro. Per dire che si trova in una situazione di estrema indigenza, un inglese potrebbe affermare, infatti, di essere “down to chili and beans”, che si potrebbe associare al nostro “essere ridotti a pane e cipolla”.

Non è finita. Gli inglesi quando confessano un segreto, o più in generale “vuotano il sacco”, rovesciano i fagioli (to spill the beans). 🙂 Concludo con un’espressione un po’ più allegra, che ridà dignità a questo mitico legume: “to feel full of beans”, che significa sentirsi attivi, pieni di energia ed entusiasmo. Sfido io, un piatto di fagioli ti rimette in forze di sicuro, anche se mi rimane qualche dubbio sull’essere attivi e svegli dopo averlo mangiato…

 Autore: Angela Di Giorno

Come fare per farsi prendere in considerazione dalle case editrici?

Help traduzioni - Come fare per farsi prendere in considerazione dalle case editrici?

di Daniela Corrado

Un caro saluto a tutti! La tesi del Master e il lavoro mi stanno portando via talmente tanto tempo da rendermi davvero difficile scrivere per il blog 🙁

Per fortuna, in questo periodo, c’è Angela che lavora per due. Grazie!

Vado subito al dunque. Nella sezione “Troubles? Contact Us” è stata posta una domanda interessante: “Vorrei chiedere se conoscete qualche casa editrice seria (anche se dai braccini corti) per iniziare a tradurre…”

La risposta mi è venuta di getto. Poi, rileggendola, ho pensato che forse vale la pena condividerla con tutti.

Farsi prendere in considerazione dalle case editrici non è assolutamente facile, specialmente in questi tempi di crisi, in cui si stampa e si traduce veramente poco, e fin qui -purtroppo- non dico nulla di nuovo.

Certo, un metodo potrebbe essere quello di stilare un elenco di piccole case editrici che sembrano valide e proporsi come traduttore/revisore, ma in tutta onestà non credo che si otterrebbe alcuna risposta soddisfacente; infatti, per ottenere un qualsiasi cenno di vita, si dovrebbe avere una grandissiiiiiiiima fortuna, o conoscere direttamente l’autore del libro, cosa che capita veramente a pochi…

E allora? Che fare?

Le mie esperienze lavorative e personali mi hanno permesso di conoscere persone di grande cultura, scrittori, traduttori e redattori portandomi alla conclusione che il metodo migliore per avere una chance con le case editrici sia il seguente:

1) Individua un genere in cui vorresti specializzarti, puoi anche partire dalla letteratura di largo consumo (gialli, romanzi rosa, letteratura per l’infanzia, ecc.)

2) Scrivi un curriculum vitae mirato che evidenzi i tuoi lavori e le tue esperienze nell’ambito che hai scelto o in settori affini

3) Scegli un libro non ancora tradotto appartenente al settore che hai scelto

4) Prepara una scheda di presentazione del libro contenente una breve sinossi e le motivazioni della traduzione, ovvero perché vale la pena di tradure il libro che proponi (se neanche tu lo sai, come puoi credere che lo sappiano gli altri?)

5) Prepara un saggio di traduzione, ovvero un estratto del libro da portare come esempio di traduzione

6) Manda il tutto a chi fa scouting e non ad un indirizzo e mail generico. Bisogna cercare sempre di capire a quale casa editrice quel tipo di libro potrebbe interessare, e soprattutto chi all’interno della casa editrice scelta si occupa dello scouting.

So che è una strada lunga e difficile, ma non credo che ci siano dei metodi più veloci, anzi sono fermamente convinta che chi li propone sia davvero un cialtrone! ;)

Che altro dire? Un grande abbraccio a tutti gli aspiranti traduttori editoriali e in bocca al lupo!!!

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