FACEBOOK CONTEST: Voglio fare un’esperienza all’estero perché…

Facebook contest: vado all'estero perché...Perché un Facebook contest sulle esperienze di studio o lavoro  all’estero?

Molti sono i motivi che ci spingono a viaggiare: un viaggio può essere divertente, stimolante, istruttivo, catartico e molto altro ancora a seconda del momento, della persona e dei luoghi coinvolti.

Ma cosa ci spinge a voler fare un’esperienza di studio o lavoro all’estero? In che modo scegliamo la destinazione di un viaggio così importante e che forse condizionerà la nostra vita in futuro?

L’internazionalizzazione parte dalla reception: lingue straniere, siti web e social media per hotel

Intervista a Martina Barigliano del San Ranieri Hotel di Pisa

Per la nostra rubrica dedicata al mondo del lavoro, in particolare alle professioni e ai settori coinvolti nell’uso delle lingue straniere, abbiamo deciso di intervistare la giovane Martina Barigliano, responsabile marketing dell’hotel San Ranieri di Pisa. Abbiamo ascoltato con interesse la sua storia, i suoi consigli e il suo punto di vista e per questo condividiamo volentieri i contenuti del nostro incontro qui sul blog di Help Traduzioni. Buona lettura!

Ciao Martina, come prima domanda ti chiediamo di presentarti brevemente. Chi sei e di cosa ti occupi al San Ranieri Hotel?

Ciao a tutti. Sì, mi chiamo Martina Barigliano e sono la responsabile marketing dell’hotel San Ranieri di Pisa, ovvero mi occupo di cercare nuovi clienti per l’hotel, coordinando il marketing e la comunicazione sia in riferimento al target turistico, a livello nazionale e non, sia per il settore dei meeting, dato che qui in hotel abbiamo due ampie sale meeting.

L’inglese per il lavoro: perché non occorre essere perfetti. Sapere, saper fare e saper essere

keep-calm-and-trust-me-i-m-a-linguist-3di Daniela Corrado

In una società e in un mercato sempre più globalizzati e multiculturali, parlare dell’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere può sembrare quasi una banalità. Eppure non lo è. I know, come incipit è un po’ debole, ma se avete la pazienza di continuare a leggere, vi accorgerete che questo non è il solito post.

In Italia l’insegnamento dell’inglese nella scuola è previsto a partire dai 6 anni, ma in altri paesi europei l’apprendimento di una seconda lingua (L2) è proposto già nel prescolare.

Si tratta di una scelta politica e culturale precisa. La televisione ci dice che “di Europa si deve parlare”, ed è vero. Aggiungerei che, per parlare di Europa, occorrerebbe conoscere le lingue europee, e quindi investire concretamente nel loro apprendimento e nella promozione dell’italiano all’estero.

È di oggi, ad esempio, la notizia che l’Università di Pisa è entrata a far parte del Consiglio europeo per le lingue (CEL). Ma quanti di noi sanno cos’è il CEL e di cosa si occupa?

Spesso si sente dire che c’è uno “scollamento” tra la scuola, l’università, le istituzioni e il mondo del lavoro. Secondo me lo scollamento non avviene al termine degli studi, ma è già presente nella fase di apprendimento; ovvero quando lo studente non capisce il valore concreto delle nozioni che sta imparando e quale possa essere il loro utilizzo pratico.

Se nelle grandi università americane e inglesi è possibile, se si vuole, studiare la fotografia; qui in Italia la fotografia è solo un hobby.
Se la fisica appresa in laboratorio ci svela come funziona il mondo e l’universo, insegnata in aula è solo un mucchio di pagine piene di formule da imparare a memoria.
Se l’inglese è un dialogo letto su un libro, o un gap da riempire per terminare correttamente un esercizio, è solo una lingua morta.

Anch’io ho studiato l’inglese principalmente a scuola e in università, ma entrata nel mondo del lavoro ho capito che tutto ciò che avevo imparato dovevo in qualche modo dimenticarlo: smettere di preoccuparmi della grammatica, delle regole, della sintassi, della morfologia , ecc. e occuparmi di “comunicare”.
Il mio italiano non è sempre perfetto, non vedo perché debba esserlo il mio inglese.

Con questo non voglio dire che la grammatica e le regole non siano importanti, anche perché non corrisponderebbe al vero. Nelle traduzioni, e più in generale nella produzione di testi scritti, la correttezza, l’accuratezza e la precisione sono ovviamente qualità essenziali da cui non si può prescindere. Ma la mia provocazione mira a stimolare una riflessione concreta sui metodi di studio delle lingue straniere, così come di ogni altra disciplina scolastica, e sull’uso che nella vita, nella politica e nel lavoro si fa di ciò che si è imparato sui banchi di scuola.

Una grande lezione, in questo senso, l’ho appresa alle scuole medie grazie alla mia pen friend Annah, nata e cresciuta nelle campagne del Sussex. Ci scrivevamo lunghe lettere in inglese: le sue piene di errori grammaticali e le mie ovviamente perfette (corrette dalla maestra).
Dopo alcuni mesi tristemente, o almeno per me fu un triste evento, il carteggio si interruppe. Le mie lettere, per Annah, erano “so boring” (talmente noiose).

All’università ho ripreso alcune di quelle lettere. Rileggendole ho capito subito quanto fantastiche fossero le sue e quanto, al contrario, ingessate, impostate e perfette (in poche parole “so boring”) fossero le mie.
Se oggi Annah fosse stata un mio cliente o un contratto, sarebbe stata un cliente o un contratto perso.

Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo: ecco perché oltre a “sapere”, è altrettanto importante “saper fare” e “saper essere”.

Il mondo delle guide turistiche – Intervista a Silvia Piccini, presidente delle Guide Turistiche di Confcommercio Toscana

Turismo a Pisa - Silvia Piccini intervista

Help Traduzioni ha intervistato per voi Silvia Piccini, presidente di Confguide Confcommercio Toscana, professionista a Pisa nel settore del turismo e dell’accoglienza dal 1987, sostenitrice della lotta all’abusivismo e promotrice dell’internazionalizzazione della professione di guida turistica. Silvia descrive con schiettezza i punti di forza e di debolezza della sua professione, analizzando l’evoluzione del ruolo della guida turistica negli ultimi anni, sottolineando l’importanza dei cambiamenti in atto, le possibili tendenze future e i problemi da risolvere.

Trovate altre interviste nella rubrica Lavorare con le lingue straniere… si puo!
Buona lettura!

Silvia, da anni lavori nel mondo del turismo e dell’accoglienza. Nella tua professione quanto conta l’esperienza e quanto la passione?

La mia è un professione altamente specializzata in cui è necessaria una solida preparazione di base e soprattutto una preparazione in vari campi. Dietro la guida turistica, infatti, non c’è solo la conoscenza della storia dell’arte e delle lingue straniere, ma anche una parte manageriale piuttosto complicata. Essendo un libero professionista, la guida turistica il lavoro deve procurarselo. Occorre imparare ad essere manager di se stessi, fare contratti, preventivi, ecc. Ecco perché una guida che ottiene la licenza, che è nominale e individuale, dopo circa 800 ore di corso, uno stage e il superamento dell’esame, per iniziare a lavorare, o meglio a procacciarsi il lavoro, necessita di tanta passione. Mi piace paragonare il mio lavoro a uno sport estremo: è faticoso stare alle intemperie, costantemente esposta al pubblico, passando spesso da una lingua a un’altra, cosa che nell’arco di una giornata può avvenire anche in più di una occasione.

 

Nel mio caso, ad esempio, mi sono abilitata e specializzata per l’italiano (madrelingua), l’inglese e il francese. A breve darò anche l’esame per lo spagnolo. Non smetto mai di aggiornarmi e di studiare. Recentemente ho seguito dei corsi molto approfonditi di giapponese, per cui mi piacerebbe proseguire anche in futuro lo studio di questa lingua.

Ci racconti di come ti sei avvicinata alle lingue straniere? Quali esperienze ti hanno portato a lavorare nel settore del turismo?

Il mio primo approccio è nato dal forte desiderio di voler fare qualcosa che implicasse l’uso delle lingue straniere. Inizialmente pensai al lavoro di hostess, ma poi rimasi delusissima dai compiti che normalmente vengono loro assegnati. Volevo qualcosa di diverso, che implicasse l’uso pratico e costante delle lingue straniere. A quel punto, avendo avuto sin dal liceo una grande passione per l’arte, grazie all’eccellenza dei miei insegnanti, anche universitari, ho iniziato a riflettere su questo connubio arte-lingua, scoprendo che queste mie passioni personali erano anche le caratteristiche essenziali per svolgere il mio lavoro di oggi, ovvero la guida turistica. Ho avuto la fortuna di imbattermi in bravi insegnanti e professori che mi hanno trasmesso l’amore per l’arte e le lingue straniere. Posso dire, quindi, che il mio percorso lavorativo ha fortunatamente rispecchiato le mie passioni e i miei studi.

Secondo te, quanto è importante per il tuo lavoro riuscire a sviluppare delle competenze trasversali (ad es. storia dell’arte, conoscenza del territorio e delle realtà locali, comunicazione e PR, ecc)?

Come ho detto prima, le competenze trasversali sono importantissime. In gran parte sono esperienze che crei direttamente sul campo, lavorando. Devi procacciarti il lavoro. Come te lo procacci? Cercando i vari tour operator, le varie agenzie, ecc. E dove li trovi? In gran parte alle fiere turistiche. In pratica, una parte dell’anno la dedichiamo quasi esclusivamente alle pubbliche relazioni. In questo momento, ad esempio, sono in partenza per il TTG di Rimini, una fiera internazionale B2B del turismo, uno degli eventi tra i più importanti in Italia per il settore turistico. In fiera troverò uno spaccato di quella che è l’attuale tendenza del mercato per il nostro settore, e questo è molto importante perché la guida turistica deve essere all’avanguardia, saper stare sul mercato, capire quali sono i movimenti e le richieste del turismo e adeguarsi.

 

Se ripenso a quando ho iniziato la mia professione, oggi tutto è molto cambiato; perché è cambiato il mercato e quindi anche il ruolo della guida turistica. Ad esempio, anni fa il turista esigeva una spiegazione piuttosto approfondita sui beni artistici e culturali che si apprestava a visitare. Oggi, in genere, va più di fretta ed è più attratto dai divertimenti. Ci sono esigenze diverse rispetto al passato e una guida non può star lì a parlare per ore. Inoltre con la diffusione delle prenotazioni sul web, molto spesso i turisti organizzano i propri viaggi in piena autonomia, senza l’intermediazione di una agenzia, e arrivati a destinazione non necessitano di un supporto culturale o linguistico, ma di un supporto che potremmo definire “logistico”, ovvero di un aiuto pratico nell’organizzazione della propria vacanza e dei propri spostamenti. Ecco perché la guida turistica in questo caso si trova a dover fare le veci dell’agenzia. Per la grande conoscenza del territorio in cui lavora, la guida turistica oggi ha anche il ruolo di depositario delle tradizioni di un territorio, oltre che di consulente turistico, se richiesto e necessario. Quindi siamo ben lontani dai tempi in cui una guida era solo un cicerone. Oggi le guide turistiche sono un valore aggiunto per il territorio e le amministrazioni.

Sappiamo quanto ti è caro il tema della lotta all’abusivismo alla professione: cosa si intende per abusivismo e come possiamo tutelarci?

Il problema è che le leggi non sempre sono in grado di tutelare adeguatamente questa professione. Molto spesso vediamo i turisti accompagnati da guide estere che hanno poca o nessuna conoscenza dei nostri luoghi, delle nostre tradizioni e delle nostre bellezze storico-artistiche. In questo modo si perde totalmente il folklore, e questo è drammatico, soprattutto in Toscana dove la quantità di borghi e ricchezze artistiche è enorme. Per combattere l’abusivismo alla professione ho accettato l’incarico che mi è stato dato di diventare presidente di Confguide a livello provinciale e regionale, ma in realtà adesso sono anche in Confguide a livello nazionale, proprio per cercare di arrivare all’orecchio di chi ci legifera e comunicare i rischi e le problematiche a cui la deregulation espone la nostra professione.

 

È estremamente importante definire concretamente il ruolo della guida turistica, le sue specializzazioni e la sua professionalità, anche per evitare l’evasione fiscale, oppure che il pagamento delle tasse per un lavoro svolto da una guida estera (la cui specializzazione può essere vera o soltanto presunta) all’interno del nostro territorio vada ad arricchire l’erario di un altro paese. Un maggiore controllo genererebbe più lavoro per le guide locali abilitate, portando all’apertura di più partite iva e quindi più soldi per lo stato italiano da investire, si spera, nella tutela dei nostri monumenti.

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